Google aggiorna le Search Quality Rater Guidelines

Johannes Beus
Johannes Beus
Johannes Beus ist Gründer und Geschäftsführer von SISTRIX.

Nelle Search Quality Rater Guidelines, Google spiega come dovrebbe apparire il risultato di ricerca ideale. L'ultima revisione delle linee guida mostra che vocabolari, dizionari e siti simili avranno la vita più dura in futuro.

I Search Quality Rater sono freelancer che valutano i risultati di ricerca di Google in base ad una scala di valutazione uniforme. Google usa tali valutazioni per misurare la qualità dei risultati di ricerca ed attuare eventuali miglioramenti.

Per fare in modo che tutti i Search Quality Rater effettuino le proprie valutazioni uniformemente, sono state create le Search Quality Rater Guidelines. In questo documento PDF (ormai pubblico), Google presenta in modo dettagliato la differenza tra risultati positivi e negativi per una determinata keyword.

In passato Google ha spiegato, proprio in queste linee guida, concetti come E-A-T (Expertise, Authority und Trustworthiness) e YMYL (Your Money, Your Life), ma anche l’ulteriore sviluppo dell’intento di ricerca in Know, Do, Website e Visit in Person deriva da queste ultime.

Ieri Google ha modificato le Search Quality Rater Guidelines per la prima volta dopo 10 mesi: oltre ad aggiunte e chiarimenti, una parte di esse è particolarmente interessante per i SEO.

Nel paragrafo chiamato “Rating Dictionary and Encyclopedia Results for Different Queries” Google parla della valutazione di risultati derivanti da vocabolari, dizionari e siti simili, dedicandovi ben tre pagine.

Per quanto riguarda il contenuto, Google spiega una specifica caratteristica distintiva di questi risultati di ricerca: infatti, sebbene essi siano generalmente “rilevanti per il tema” della keyword, non soddisfano l’intento dell’utente che effettua la ricerca.

Google fa notare che la maggior parte degli utenti conosce generalmente già il significato di una parola. In futuro, quindi, questi risultati otterranno un punteggio maggiore nella valutazione solo se la query (ad esempio “cosa è xyz”) indicano che l’intento dell’utente è quello di raggiungere esattamente questi siti. Ecco alcuni esempi delle linee guida:

  • obsequious (“ossequioso”): il significato è generalmente sconosciuto dall’utente “medio”. Intento di ricerca: spiegazione del significato, per cui 4/5 punti per un risultato da un vocabolario.
  • rainbow (“arcobaleno”): l’utente non cerca il significato del termine, bensì immagini, brand o negozi locali, quindi 2/5 punti per un risultato da un vocabolario.
  • cafeteria (“caffetteria, bar”): gli utenti conoscono il termine e cercano un esercizio locale, non un articolo di Wikipedia, quindi 2/5 punti per Wikipedia.
  • history of atm machines (“storia degli sportelli bancomat”): l’utente cerca esplicitamente una voce lessicale, quindi 4/5 punti per Wikipedia.
  • atm near me (“bancomat vicini a me”): l’utente è chiaramente alla ricerca del bancomat più vicino, quindi 1/5 punti per Wikipedia.
  • atm (“bancomat”): l’intento di ricerca non è chiaro, ma Google presuppone che la maggior parte degli utenti cerchino un bancomat. Il risultato di Wikipedia ottiene quindi tra 0,5 e 1 punto su 5.

Si tratta di uno sviluppo interessante, siccome, negli ultimi anni, numerosi siti di vocabolari e dizionari hanno avuto un aumento esponenziale di visibilità all’interno delle pagine dei risultati. Ad esempio wiktionary.org è al momento il quattordicesimo sito maggiore in Italia, ancora più in alto di aranzulla.it e booking.com.

Tra i 100 domini più grandi in Italia, sette saranno colpiti da queste modifiche delle linee guida: pons.com, treccani.it, virgilio.it, wordreference.com, bab.la, cambridge.org, sapere.it.

È importante tenere a mente che queste modifiche non comportano automaticamente delle variazioni nei ranking, ma è chiaro che Google ha modificato il suo punto di vista relativamente ai vocabolari e ai dizionari. Sarà interessante vedere se gli amati glossari rimarranno ancora tra i “siti autorizzati” quando Google introdurrà tali modifiche all’algoritmo.

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