L’UE stabilisce nuove norme per le piattaforme come Google e Amazon

Johannes Beus
Johannes Beus
20. Febbraio 2019
Johannes Beus
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Johannes Beus ist Gründer und Geschäftsführer von SISTRIX.

Nei comunicati relativi alla controversa riforma sul copyright, che include anche i filtri Upload (articolo 13), è stata aggiunta una seconda delibera: l'Unione Europea vuole regolamentare più saldamente alcune piattaforme online. In questo articolo affronteremo l'argomento nel dettaglio.

All’interno del termine generico “Mercato unico digitale” l’Unione Europea riunisce numerosi progetti con lo scopo di ottenere migliori condizioni generali per l’economia digitale in Europa. Lo scopo principale del programma è quello di bypassare nazioni come gli Stati Uniti o la Cina.

L’abolizione delle tasse intraeuropee sul roaming e il divieto di Geoblocking sono stati i primi risultati, che non a caso erano diretti al consumatore finale, prima delle elezioni europee. Negli ultimi giorni l’UE sta trattando invece temi complessi relativi alle piattaforme e alle aziende.

L’UE vuole regolamentare più strettamente le piattaforme online

Le tre istituzioni più importanti dell’Unione Europea (cioè il Parlamento Europeo, il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione Europea) hanno trovato un accordo per quanto riguarda le nuove norme per le piattaforme digitali.

I grandi colossi americani come Google e Amazon non sono stati esplicitamente nominati, ma era chiaro che le nuove norme per la gestione delle piattaforme in Europa si riferissero principalmente a questi ultimi.

Trasparenza e pari opportunità

Una delle nuove norme, che risulta particolarmente interessante, riguarda il posizionamento su queste piattaforme, in particolare su Google e Amazon, ma anche sui motori di ricerca per hotel, tariffe e aerei, o simili. L’UE richiede infatti trasparenza per quanto riguarda i fattori di Ranking più importanti:

“I portali e i motori di ricerca devono mettere a disposizione del pubblico i parametri più importanti che vengono utilizzati per i posizionamenti di prodotti o servizi sui propri siti web, in modo che i rivenditori sappiano come ottimizzare la propria presenza all’interno di essi.”

Un altro settore interessante riguarda le offerte delle stesse piattaforme. Le norme sembrerebbero essere mirate soprattutto ad Amazon, ma anche i servizi di Google nelle SERP potrebbero esserne interessati:

“Alcune piattaforme online non solo fungono da portali, ma possiedono anche dei propri rivenditori all’interno degli stessi. Secondo le nuove disposizioni sulla trasparenza, le piattaforme devono rendere pubblici tutti i vantaggi dei propri prodotti in confronto ai prodotti di terzi.”

Ulteriori progetti concernono principalmente il rapporto tra i distributori e le piattaforme: le modifiche alle condizioni generali di contratto devono essere annunciate in anticipo, gli account non possono più essere chiusi senza motivo e devono esistere delle direttive sulla risoluzione delle controversie.

Conclusione

È vero che non tutte le decisioni dell’Unione Europea sono giuste e che l’effettivo funzionamento dei progetti già approvati si potrà valutare nella prassi solo dopo la trasposizione alle relative normative locali. Tuttavia, sono dell’idea che l’UE stia affrontando un tema importante: l’Europa ha lasciato il web nelle mani dell’America (e della Cina). Trovo che sia giusto e importante riconoscere questo fatto e fare un primo passo per arginarne gli effetti sulla base della giustizia europea.

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