SEO 2020: Google diventa il tuo concorrente

Johannes Beus
Johannes Beus
7. Gennaio 2020
Johannes Beus
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Johannes Beus ist Gründer und Geschäftsführer von SISTRIX.

Normalmente i trend SEO d'inizio anno seguono un modello abbastanza semplice: si snocciolano dieci pronostici a pioggia e se, a fine anno, almeno cinque di questi risulteranno in qualche modo corretti, allora l'articolo potrà essere considerato un successo.

Oggi, all’inizio del nuovo anno, voglio provare qualcosa di differente: ci sarà soltanto un pronostico e sono certo che sarà esatto. Questo per il semplice fatto che, persino nel 2020, Google non reinventerà la ricerca online, bensì continuerà a migliorare e aggiornare il processo corrente.

L’anno che verrà sarà caratterizzato da un aumento della competizione da parte di Google per quanto riguarda numerosi settori di business. Nel passato era soprattutto la competizione all’interno della propria branca ad essere determinante per i propri ranking, ma adesso è Google che è entrato fortemente in campo… con il piccolo, ma ingiusto vantaggio che è lui a possedere le SERP.

La missione di Google: i 10 link blu?

Google è molto chiaro su quello che riguarda la sua mission, la quale è un conciso riassunto di ciò che esso considera il suo obiettivo aziendale: “Organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili”. Se per molti anni il suo metodo principale era stato quello di offrire i dieci risultati di ricerca più rilevanti (i cosiddetti “10 link blu”), negli ultimi anni Google ha radicalmente cambiato il modo in cui le informazioni sono state rese accessibili nelle varie aree. Una ricerca avente un intento “Visit” viene quindi risposta con un’interazione di Google Maps, quella di un aereo con un box di confronto di Google Flights, mentre i video sono spesso accompagnati da Google YouTube, e così via. L’introduzione di Google for Jobs in Italia, così come le nuove integrazioni Event di quest’anno ci mostrano chiaramente chi ha il vero possesso delle SERP.

Esempi di risultati per ricerche relative a ricette, offerte di lavoro e ristoranti.

Google possiede le SERP

Ogni volta che Google introduce un nuovo prodotto nelle SERP noi SEO lo vediamo come un’appropriazione indebita. La visibilità, l’attenzione e soprattutto i visitatori che finora si erano rivolti al nostro sito, spesso a seguito di sforzi laboriosi e duraturi da parte nostra, rimangono ora nell’ecosistema di Google. E se per un certo senso questa prospettiva è comprensibile, non può che essere anche sbagliata: le SERP appartengono a Google e non esiste alcun diritto fondamentale sui ranking o sui visitatori. Per quanto possa essere frustrante la perdita di tali utenti, che spesso erano considerati certi, non esiste alcun diritto legale su di essi, e anche se una strategia ha funzionato per molti anni, Google può (e sicuramente lo farà) cambiare le regole dal giorno alla notte.

Esempi di risultati per ricerche relative a eventi, hotel e voli.

Le ottimizzazioni di Google sono per i suoi clienti, gli utenti

Per rimanere sulla via del successo Google deve essere leader nel mercato globale. Se anche potrebbe non sembrarlo a coloro che ogni mese permettono a Google di guadagnare molti, molti soldi, quest’ultimo sa benissimo quali sono i suoi clienti: gli utenti. Egli ottimizza in base alla domanda massima in modo simile ad altri marketplace di successo (come Amazon). Questo comporta che anche i gestori dei siti debbano seguire tale sentiero, volenti o nolenti: non esistendo tante altre alternative, le piattaforme leader del mercato come Google possono dettare le regole, mentre modelli d’asta intelligenti regolano il resto. Essendo un operatore marketplace, Google riceverà sempre il prezzo migliore.

Esempi di risultati per ricerche relative a meteo, azioni e traduzioni.

L’aria si fa più pesante per gli aggregatori del 2020

Basta un semplice sguardo ai 12 mesi passati per capire che la strada di Google sta diventando sempre più ovvia: con Google for Jobs è iniziata la sua avventura di aggregatore per offerte di lavoro in USA, UK e tanti altri mercati; la ricerca di ricette è stata notevolmente aggiornata e resa ancora più evidente nelle SERP; quella relativa agli hotel è stata revisionata ed espansa, mentre qualche settimana fa abbiamo assistito alle prime integrazioni Event nelle SERP. Questi sono solo alcuni dei cambiamenti maggiori dell’anno passato. È presumibile che questi sviluppi continueranno anche quest’anno, o addirittura che si svolgeranno a ritmo ancora più accelerato: Google espanderà e migliorerà le integrazioni correnti e raggiungerà nuovi mercati verticali.

Il fatto che noi SEO spesso ci rivolgiamo unicamente alla ricerca su desktop, mentre ormai più della metà di tutte le ricerche viene effettuata su Smartphone, non può che ulteriormente nascondere questi gravi cambiamenti, essendo tali elementi più visibili sugli schermi mobile. Ormai su Smartphone è spesso necessario scrollare delle pagine prima di raggiungere i primi risultati di ricerca organici.

Il “Dilemma del prigioniero” per i gestori dei siti web

Il classico “Dilemma del prigioniero” della teoria del gioco: se due prigionieri cooperano e negano di aver commesso un reato, entrambi se la caveranno con danni abbastanza limitati. Tuttavia, se uno dei due decide di testimoniare, esso verrà liberato, essendo un testimone chiave, mentre l’altro dovrà scontare la pena massima. Questa situazione è molto simile alla cooperazione attuale di Google con chi fornisce i dati strutturati, con la piccola differenza che i collaboratori dovranno scontare il massimo della pena, solo con qualche anno di ritardo.

Google ha bisogno dei dati strutturati per un gran numero di suoi aggregatori e ricerche verticali: tali sezioni sono infatti possibili solo grazie ad essi. Questo lo si vede chiaramente, ad esempio, dalla nuova integrazione relativa alle ricette, basata sul Recipe-Type di Schema.org, oppure dalla Job Search, poggiata sul markup JobPosting. Ma esistono anche altre alternative: se aziende specifiche sono in possesso delle informazioni necessarie, Google potrebbe decidere di acquistarle ed incorporarle nei propri prodotti, come accaduto per la Flight Search, ad esempio.

Il canale della SEO sta cambiando

Non ci vorrà molto prima che i primi profeti dell’apocalisse invochino la fine della SEO e simili sciocchezze. La SEO su Google rimarrà uno dei canali di traffico più rilevanti per la maggior parte dei siti per tutto il nuovo decennio, ma sicuramente cambierà. Chiunque gestisca un sito deve porsi la domanda: Google ha davvero bisogno del mio sito? Sulla base di essa potrà sviluppare strategia, contenuti e valori aggiunti. La SEO diventerà più difficile, impegnativa, complessa e magari anche ingiusta alcune volte, ma gli utenti continueranno a cercare il risultato migliore per rispondere alle proprie domande.

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Commenti
Martino Mosna   
7. Gennaio 2020, 12:42

Ho parlato di moltissime cose come questa nel mio ultimo speech al Search Marketing Connect.

Colgo l’occasione per ripetere anche qua quanto detto lì: concentratevi sul progettare contenuti che soddisfino l’intento di ricerca “Know” e lasciate che Google si arrangi per il “Know Simple”.

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