Come Google sta accidentalmente salvando l’Amazzonia

Elisa Paesante
Elisa Paesante
11. Aprile 2019
Elisa Paesante
Elisa Paesante
Elisa studied Languages and International Communication at the University of Turin, focusing on German studies and Marketing. In SISTRIX she is Country and Marketing Manager for the Italian market.

Il motore di ricerca ecosia.org sostiene di piantare un albero ogni 1,1 secondi, ma si sta però posizionando su Google e ottenendo improvvisamente molta visibilità, a causa di un probabile errore con il file robots.txt. Come sia stato possibile ve lo spieghiamo in questo articolo.

Indice Visibilità ecosia.org

Un motore di ricerca dai buoni propositi

Il dominio ecosia.org è un motore di ricerca che sostiene di donare l’80% dei guadagni ad associazioni a sostegno della riforestazione e che si appoggia alla tecnologia di Bing per i risultati di ricerca e le Ads.

Fin qui tutto bene, se non fosse che il Toolbox ha registrato un aumento della sua visibilità del 100% rispetto alla settimana scorsa in diversi Paesi, tra cui l’Italia.

Indice di Visibilità giornaliero ecosia.org

Il dominio, che aveva una visibilità di 0,09 punti il 4 marzo, ha ora improvvisamente raggiunto ben quasi 6 punti e tende ad aumentare di giorno in giorno.

Le keyword di Ranking

Se ci rivolgiamo alla lista completa delle keyword, un primo sguardo ci basta per capire che la maggior parte degli URL che si posizionano nelle SERP sono risultati di ricerca interni di ecosia.org.

Analizzandone una d’esempio notiamo che si tratta di una semplice pagina dei risultati.

Il numero delle pagine indicizzate del sito è estremamente alto, in quanto il sito si posiziona al momento per tutte le query di ricerca: questo spiega dunque l’aumento di visibilità registrato dal Toolbox.

Numero di pagine indicizzate di ecosia.org al momento

Perché così tanta visibilità in poche settimane?

Per rispondere a questa domanda bisogna prendere in considerazione il file robots.txt.

Grazie ad archive.org abbiamo potuto rilevare che il file robots.txt era effettivamente esistente e non permetteva a Google d’indicizzare la directory /search.

Tuttavia, a partire dal 13 febbraio 2019, esso è stato reindirizzato tramite 301 alla homepage.

Reindirizzamento del file robots.txt alla homepage di ecosia.org

Google si è quindi improvvisamente trovato di fronte milioni di pagine da indicizzare in un sito che, fino a quel momento, ne aveva avute circa 800. Ci sono voluti circa 8 giorni prima che fossero visibili i primi risultati e la visibilità di ecosia.org cominciasse ad aumentare, per poi continuare in modo sempre più massiccio.

Il passpartout di Google: i link

Come ha fatto Google ad indicizzare così velocemente tutte queste pagine? Tramite i link.

Il dominio ecosia.org ha circa 982.000 link in entrata. Di questi più di 600.000 puntano alla sezione /search, che era, in precedenza, non indicizzata.

Link verso la directory /search di ecosia.org

Dal momento in cui il robots.txt è stato reindirizzato, tutti questi link sono risultati visibili a Google, che li ha usati (e li sta probabilmente ancora usando) per passare da una pagina all’altra ed indicizzare i contenuti.

Conclusione

Come nel caso di ask.com e giphy.com, Google non apprezza che un altro motore di ricerca concorra nelle sue SERP, ed è quindi probabile che sia solo questione di tempo prima che si accorga di ecosia.org e annulli i Ranking guadagnati.

Il problema è infatti duplice: da un lato, il robots.txt è stato reindirizzato alla homepage, permettendo a Google d’indicizzare anche le pagine dei risultati di ricerca e quindi di ottenere molta visibilità, posizionandosi per tutte le keyword possibili, ma entrando in competizione con quest’ultimo.

Dall’altro lato, Google rileverà presto che tali pagine non offrono alcun contenuto di valore per gli utenti e le classificherà come thin content, penalizzando l’intero sito.

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Commenti
Martino Mosna   
11. Aprile 2019, 11:03

Ammappate che spammata!!

Può essere che sia un’errore, se volevano farlo volontariamente avrebbero modificato il robots rimuovendo il disallow invece di redirezionarlo.

Anche se… come diceva quello: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!

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