SISTRIX is also available in English!

Cos’è l’intento di ricerca?

L’intento di ricerca è il bisogno finale ed implicito di un utente che effettua una ricerca online. Si tratta di un concetto che Google categorizza in tipi differenti: l’utente può infatti cercare una query perché desidera sapere qualcosa (Know), compiere un’azione (Do), accedere ad un dato sito (Website), recarsi in un luogo (Visit in Person), oppure un insieme delle intenzioni precedenti (Multi-Intent). In questo articolo ti forniremo maggiori informazioni su ciascuna di esse e dei consigli utili su come sfruttarle.

Il tuo scopo è di convertire i tuoi utenti in clienti: hai puntato sulle keyword giuste, aggiunto call-to-action e scritto contenuti utili, eppure i tuoi ranking non migliorano.

Organizzare i contenuti del tuo sito in modo che ogni pagina risponda ai bisogni del tuo pubblico-target è il punto focale dell’intento di ricerca.

Cosa significa “Intento di ricerca”?

L’intento di ricerca, conosciuto anche come “Search Intent”, è il termine SEO per indicare lo scopo finale di una ricerca online: in altre parole, l’intento di ricerca è la ragione per cui un utente cerca una specifica parola, frase o domanda utilizzando i motori di ricerca.

Ad esempio, un utente che cerca la query “come tagliare un’ananas” preferirà un articolo di mille parole che parla della storia delle piante di ananas, oppure un tutorial step-by-step su come tagliare e servire questo frutto?

Certamente la seconda variante. Nel caso in cui l’utente atterrasse invece su un sito che parla di un contenuto differente da quello cercato (la storia delle piante di ananas, ad esempio), farà in fretta ad abbandonarlo: la velocità con cui un utente abbandona una pagina web è definita in termini tecnici “Bounce Rate”.

Proprio per questo è fondamentale creare e strutturare le pagine del tuo sito in modo che rispondano nel modo migliore possibile all’intento di ricerca, che permette quindi di organizzare ed ottimizzare il formato dei tuoi contenuti.

L’intento di ricerca è un fattore di ranking?

La risposta breve è sì: come SEO, dovresti sempre tenere in considerazione l’intento di ricerca per migliorare i tuoi ranking.

Fin dall’inizio lo scopo di Google è stato quello di far combaciare le query di ricerca con le risposte migliori possibili. Questo è il compito finale del motore di ricerca, e viene svolto anche molto bene, se pensiamo che la maggior parte degli utenti preferisce Google a, ad esempio, Bing o Yahoo.

I SEO, a loro volta, cercano di rispondere alle query più comuni, popolari e rilevanti nel modo più esatto possibile, così che i loro siti siano visitati da tanti utenti.

La rilevanza (e quindi l’intento di ricerca) è il motivo per cui Google ha così tanto successo, ed è da questa caratteristica che si decideranno le sorti del tuo sito.

I tipi di intenti di ricerca

Gli utenti che effettuano le ricerche su Google non sono tutti uguali: alcuni desiderano informarsi su un prodotto, altri effettuare un confronto con i concorrenti, oppure direttamente acquistarlo.

Allo stesso modo, una ricerca può attraversare stadi differenti, ed è importante che il tuo sito li risponda tutti nel modo più chiaro possibile.

Tipi di intento di ricerca

Vediamo nello specifico quali sono i tipi di intenti di ricerca.

Ricerche Know

Le ricerche Know, o informative, indicano che l’utente vuole informarsi riguardo ad un argomento.

Questo tipo di ricerche implica che l’utente sia da poco venuto a contatto con un determinato tema e quindi desideri approfondire le sue conoscenze a riguardo. Non è pronto ad effettuare un acquisto, ma potrebbe avere un’impressione molto positiva del tuo sito se riuscirai a rispondere ai suoi bisogni nel modo corretto.

I contenuti tipici delle ricerche informazionali sono i manuali, i tutorial e le FAQ.

Esempi di ricerche Know:

  • “cosa è un’ananas?”
  • “SEO”
  • “spiagge più belle d’italia”
  • “ricetta torta di mele”

Una variazione delle ricerche Know sono le cosiddette ricerche “Know-Simple“, per le quali esiste solo una risposta precisa e concisa (ad esempio, “che ore sono?” oppure “costo di una raccomandata”).

Ricerche Do

Secondo Google, le ricerche Do sono quelle che puntano a “raggiungere un obiettivo o a compiere un’azione“.

Non si tratta solo di intenti di ricerca transazionali perché possono concernere, ad esempio, anche il download di un’applicazione o l’apertura di un sito. Qualsiasi tipo d’interazione con un sito o un’applicazione rientra nelle ricerche Do, così come un atto commerciale di acquisto.

I contenuti che rispondono a questo tipo di ricerche sono, ad esempio, le pagine di prodotti.

Esempi di ricerche Do:

  • “caricatore samsung economico”
  • “biglietti concerto ligabue”
  • “codice sconto libri usati”
  • “scarpe trekking numero 39”

Anche le ricerche Do possiedono una sottocategoria, chiamata “Device Action“, in cui rientrano tutte le azioni per le quali è necessario un dispositivo mobile per compiere una determinata azione, come le richieste in vivavoce compiute in auto, che hanno una chiara intenzione e una parola d’ordine, come “Ok Google, chiama mamma”.

Ricerche Website

Nelle ricerche Website, l’utente vuole accedere ad uno specifico sito o ad una sottopagina di esso. Sono quindi molto simili alle ricerche navigazionali, siccome l’azione avviene sempre in relazione ad una determinata pagina.

Una ricerca Website potrebbe ad esempio essere la semplice query “Facebook”, ma anche query di brand come “maglia rossa gucci”.

Ricerche Visit in Person

Per questo tipo di ricerche Google prende soprattutto in considerazione l’uso di dispositivi mobili: si tratta ad esempio della ricerca di bancomat, ristoranti, distributori di benzina, e di tutte quelle locali.

A Google non importa se l’utente richiede risultati specifici per un luogo nelle vicinanze (“Dove si trova il distributore più vicino?”), oppure se la domanda riguarda implicitamente lo spazio in cui si trova (se cerco, ad esempio, “parrucchiere”, desidero normalmente andare a tagliarmi i capelli). Si tratta quindi di ricerche fortemente collegate alle integrazioni di Google Maps.

Google ha però ammesso che per alcune query è molto difficile capire se l’utente vuole semplicemente accedere ad un sito (ricerca Website) oppure dirigersi ad una filiale di un negozio (ricerca Visit In Person). È il caso ad esempio di marchi conosciuti, come “Intesa San Paolo”, “Ikea” o “Apple”, che hanno una presenza sia online sia offline.

Alcuni consigli per ottimizzare il tuo sito in base all’intento di ricerca

Arriviamo quindi alla domanda fatidica: come si ottimizzano i propri contenuti considerando l’intento di ricerca? Mettiamo in pratica ciò che abbiamo imparato.

Punta sulle keyword con un chiaro intento di ricerca

Se hai già dimestichezza con la Keyword Research, saprai che è importante far combaciare le keyword su cui basi i tuoi contenuti con le keyword che gli utenti stanno effettivamente cercando.

Il modo migliore per migliorare i tuoi posizionamenti è di puntare subito sulle keyword che possiedono un chiaro intento di ricerca, evitando quelle con intento misto: ad esempio, le keyword a coda lunga spesso indicano più precisamente cosa vuole l’utente, rispetto alle parole chiave formate da una o due parole.

Mettiamo il caso che il tuo sito sia un e-commerce di succo di ananas e che il tuo obiettivo sia di dimostrare che il tuo prodotto è il più delizioso sul mercato. Per farlo, hai deciso di sfruttare il tuo blog per attirare in particolare gli utenti con intento informativo.

A questo punto, punteresti a posizionarti per la keyword “ananas” o “come tagliare un’ananas” con il tuo prossimo articolo?

Chi cerca “ananas” non specifica precisamente se desidera informarsi su questo frutto o acquistarlo. Proprio per questo motivo, Google raccoglie in prima pagina siti con intenti di ricerca differenti (e-commerce, tutorial, articoli, e così via), così da rispondere ai bisogni di più utenti possibili.

Al contrario, chi cerca “come tagliare un’ananas” vuole raggiungere solo tutorial o video sul tema.

Conclusione: le keyword a coda lunga tendono ad avere un intento di ricerca più preciso, quindi posizionarsi per queste parole chiave è più semplice.

Ottimizza il formato, il tipo e l’angolatura dei tuoi contenuti

Ora che sai le keyword per cui posizionarti, il tuo prossimo passo è di determinare l’approccio da prendere.

Come abbiamo detto in precedenza, le tipologie di contenuti dipendono dall’intento di ricerca su cui vuoi puntare. Ad esempio, per le ricerche puramente informazionali gli articoli e le guide sono ottimi contenuti, mentre per quelle maggiormente commerciali è meglio puntare su confronti di prodotti o recensioni.

Una volta delineato il tipo d’intento di ricerca delle keyword per cui vuoi posizionarti, il prossimo passo è di ottimizzare il formato dei tuoi contenuti: utilizzando il grassetto per marcare informazioni importanti e creando titoli chiari e precisi, ad esempio, farai in modo che gli utenti abbiano una migliore comprensione del testo e quindi si fermino più a lungo sul contenuto.

Infine, anche calibrare l’ “angolatura” con cui rispondi all’intento di ricerca può metterti in risalto nelle SERP. La domanda principale è: sulla base della query, cosa pensi voglia raggiungere l’utente?

Ad esempio, chi cerca su Google “come tagliare un’ananas” è probabile che desideri un metodo semplice e veloce per farlo: potresti quindi usare questi due aggettivi per evidenziare il tuo contenuto nelle pagine dei risultati e risultare più appetibile rispetto ai concorrenti.

Allo stesso modo, puoi presumere che chi desidera tagliare un’ananas in modo semplice e veloce lo voglia anche fare “perfettamente”: “Come tagliare perfettamente un’ananas” potrebbe quindi essere a sua volta un buon titolo per il tuo articolo.

Sfrutta l’analisi dei concorrenti a tuo vantaggio

Non tutto il male vien per nuocere: i concorrenti non solo ti costringono a migliorare sempre di più, ma ti alleggeriscono anche di una certa mole di lavoro.

Osservando infatti la strategia dei concorrenti in prima pagina puoi orientare il formato, l’angolatura e la tipologia di contenuti da creare per il tuo sito.

Puoi infatti presumere che chi si posiziona in Top-10 abbia creato delle pagine che effettivamente funzionano su Google: che tipo di contenuti sono? Come vengono strutturati? In che modo trattano l’argomento?

Grazie a queste informazioni potrai delineare velocemente l’intento di ricerca vincente nelle SERP per quel tipo di tematica.

Conclusione

Comprendere l’intento di ricerca è il compito principale dei motori di ricerca: Google è molto bravo a fornire agli utenti le risposte alle domande che stanno cercando, che si tratti di un tutorial o di una pagina di prodotto.

È possibile raggiungere ranking migliori solo quando si sa effettivamente qual è l’intento di ricerca degli utenti: concentrarsi sui bisogni dei visitatori di una determinata pagina è essenziale per creare una strategia vincente, in quanto si potranno mettere a disposizione determinati contenuti al giusto pubblico target.

08.10.2021